a cura di Giovanni Firera
| Andrea Camilleri, scrittore e sceneggiatore |
Due terre apparentemente lontane, diverse per clima, paesaggio e temperamento, ma sorprendentemente affini nello sguardo critico sulla realtà, nella tensione morale, nella capacità di trasformare la sofferenza in coscienza, ironia e bellezza.
Il Piemonte, sobrio, razionale, industriale, custode di un forte senso dello Stato e della responsabilità civile.
La Sicilia, solare e tragica, passionale e ironica, terra di contraddizioni profonde e di straordinarie intuizioni morali.
In questo dialogo ideale tra Nord e Sud d’Italia, la Sicilia ha offerto al Piemonte – e all’intero Paese – alcuni dei suoi massimi interpreti spirituali. Su tutti, Luigi Pirandello, Vitaliano Brancati e, in epoca più recente, Andrea Camilleri. Tre autori diversissimi per stile, epoca e temperamento, ma uniti da una medesima missione: raccontare l’uomo italiano nel suo conflitto eterno tra verità e apparenza, tra libertà e conformismo, tra desiderio e paura.
Pirandello ha insegnato all’Italia – e anche al Piemonte più sobrio e razionale – che l’identità non è mai una sola. Che l’uomo vive prigioniero delle maschere sociali. Che la verità assoluta non esiste, ma esistono infinite verità soggettive. Le sue opere teatrali e narrative hanno attraversato le Alpi e trovato nei teatri piemontesi un pubblico colto, sensibile, capace di coglierne la modernità bruciante. Il suo relativismo non è mai stato nichilismo: è stato, piuttosto, un atto di pietà verso la fragilità umana. Un invito alla comprensione reciproca, al dubbio fecondo, alla tolleranza come forma superiore di intelligenza morale.
Vitaliano Brancati, a sua volta, ha portato nel cuore dell’Italia industriale e razionale una Sicilia diversa dagli stereotipi: una Sicilia ironica, lucida, impietosa con se stessa. Con romanzi come Il bell’Antonio, Don Giovanni in Sicilia, Gli anni perduti, Brancati ha smascherato l’ipocrisia morale, il machismo vuoto, la retorica dell’onore e della virilità, anticipando una critica sociale che oggi appare profetica. Il Piemonte, terra di rigore civile, di sobrietà etica, di rispetto delle istituzioni, ha trovato in Brancati un alleato ideale: uno scrittore che non faceva sconti a nessuno, nemmeno alla propria terra. La sua ironia non era evasione: era una forma superiore di moralità.
Era il coraggio di dire la verità con leggerezza apparente e profondità assoluta.
Non è un caso che Torino, capitale editoriale d’Italia, abbia accolto, studiato, pubblicato e diffuso questi autori. Case editrici, università, teatri, circoli culturali piemontesi hanno contribuito in modo decisivo a trasformare Pirandello e Brancati in patrimoni nazionali, non regionali. Qui la Sicilia è diventata metafora universale. Qui il Sud ha parlato al Nord senza complessi, senza folklore, senza subalternità.
A completare idealmente questo ponte culturale tra Sicilia e Piemonte arriva, nel secondo Novecento, Andrea Camilleri. Con il ciclo del commissario Montalbano, Camilleri ha compiuto un’operazione culturale di portata straordinaria: ha restituito al mondo una Sicilia nuova, viva, ironica, profondamente umana, lontana tanto dal pittoresco quanto dal vittimismo. Montalbano non è solo un personaggio letterario: è una lente attraverso cui osservare l’Italia intera. È un uomo di legge che diffida delle leggi ingiuste.
Era il coraggio di dire la verità con leggerezza apparente e profondità assoluta.
Non è un caso che Torino, capitale editoriale d’Italia, abbia accolto, studiato, pubblicato e diffuso questi autori. Case editrici, università, teatri, circoli culturali piemontesi hanno contribuito in modo decisivo a trasformare Pirandello e Brancati in patrimoni nazionali, non regionali. Qui la Sicilia è diventata metafora universale. Qui il Sud ha parlato al Nord senza complessi, senza folklore, senza subalternità.
A completare idealmente questo ponte culturale tra Sicilia e Piemonte arriva, nel secondo Novecento, Andrea Camilleri. Con il ciclo del commissario Montalbano, Camilleri ha compiuto un’operazione culturale di portata straordinaria: ha restituito al mondo una Sicilia nuova, viva, ironica, profondamente umana, lontana tanto dal pittoresco quanto dal vittimismo. Montalbano non è solo un personaggio letterario: è una lente attraverso cui osservare l’Italia intera. È un uomo di legge che diffida delle leggi ingiuste.
Un servitore dello Stato che non rinuncia alla coscienza. Un siciliano che ama la propria terra senza idealizzarla. Ma soprattutto Camilleri ha compiuto una rivoluzione linguistica. Ha creato una lingua ibrida, potentissima, che mescola italiano e dialetto siciliano in modo musicale, ironico, naturale. Una lingua che non esclude, ma include. Che non chiude, ma apre. Che non folklorizza, ma universalizza.
Grazie a questa lingua, la Sicilia è diventata celebre nel mondo non come cartolina turistica, ma come spazio narrativo moderno, credibile, profondamente europeo. Camilleri ha fatto per la lingua ciò che Pirandello aveva fatto per l’identità e Brancati per la morale: ha mostrato che il locale può diventare universale senza perdere la propria anima.
Anche in Piemonte Camilleri è stato letto, amato, rappresentato, discusso. Le sue opere hanno trovato un pubblico vastissimo, trasversale, popolare e colto insieme. Un altro segno evidente che la distanza geografica tra Nord e Sud è spesso molto meno reale della distanza culturale che separa gli italiani da se stessi. Pirandello, Brancati, Camilleri: tre siciliani che hanno parlato a tutto il Paese.
Tre voci che hanno trovato nel Piemonte una seconda casa culturale. Tre esempi luminosi di come la letteratura possa costruire ponti più solidi di qualsiasi infrastruttura materiale. In un’Italia spesso divisa, contrapposta, frammentata, questo asse ideale tra Sicilia e Piemonte rappresenta una lezione civile. Dice che l’identità nazionale non nasce dall’omologazione, ma dal dialogo. Che la diversità non è una minaccia, ma una risorsa.
Che la cultura è ancora oggi il vero collante dell’unità italiana. E forse è proprio questo il messaggio più attuale: che tra le nebbie del Po e il sole del Mediterraneo corre una stessa domanda sull’uomo, sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà.
Una domanda che Pirandello ha reso tragica e metafisica. Che Brancati ha reso ironica e morale. Che Camilleri ha reso popolare e linguistica. Tre modi diversi di dire la stessa cosa: che l’Italia è una sola quando sa ascoltare tutte le sue voci.
PER APPROFONDIRE
Trapani riscopre Vitaliano Brancati: grande successo per il convegno alla Libera Università “Tito Marrone”
![]() |
| Da sinistra: Giovanni Firera, Antonia Brancati, Giovanni Asaro |
